Malamore, le radici della violenza

In occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Consultorio famigliare di Asti ‘Francesca Baggio’ , insieme al CIF, Centro italiano  femminile,  ha organizzato sabato 23 novembre nella sala consigliare del Comune una tavola rotonda dal titolo Malamore, le radici psicologiche- culturali- sociali della violenza, con differenti esperti del tema. Specificità del convegno è stata  la presenza, tra i relatori, del sociologo Luigi Berzano, che si è recentemente avvicinato all’attività del Centro Italiano Femminile della provincia piemontese.

Il momento di formazione è partito  da alcuni assunti basilari.  La violenza, come fenomeno psico-sociale, è strutturalmente impensabile e le parole non sono mai neutre in termini di significato. Le donne, che nell’immaginario collettivo sono più deboli rispetto all’uomo, devono essere padrone della propria mente. Questo anche perchè, se la violenza non è espressa, viene agita. E’ importante considerare che i paesaggi dell’anima vanno compresi per non giustificare la violenza attraverso un’analisi qualitativa dei segni che purtroppo costituiscono un linguaggio senza confini. L’amore, se diventa possesso, ha in se stesso patologie causate dai maltrattanti con il loro comportamenti. L’analisi dei fenomeni, in termini sociologici, deve partire dai dati. I violentatori non accettano che le relazioni terminino. Le violenze oggi sono oggettive e prescindono dalle denunce.

E’ necessario educare per prevenire i maltrattamenti che sono compiuti da persone prive di mappe emotive, elaborate invece storicamente attraverso i racconti e le mitologie. Infatti queste hanno un’importante forza simbolica che veicola codici sociali al pari di quanto oggi fanno i social network.

Gli stili di vita fanno venire meno la sudditanza delle donne attraverso l’ordine culturale maschile. Le donne, oggi,  sono protagoniste di importanti rivoluzioni. Nel mondo futuro non sappiamo se esisteranno sessualità, famiglie e coppie. Quello che è sicuro è  che amare non vorrà dire possedere. Tutti possiamo essere violenti perchè abbiamo sentimenti e pensieri. I sentimenti negativi  e violenti si basano sulla paura che si traduce in rabbia. La violenza si costruisce relazionalmente ed è creata dall’attaccamento. I sistemi motivazionali si attivano attraverso tale lessico. Le madri per i bambini sono basi sicure che creano modelli operativi interni i quali  permeano la vita adulta quando si chiede aiuto in momenti di fragilità. L’affettività deve essere consolidata e le storie di vita devono essere rielaborate. Non sempre infatti le   persone  imparano dall’esperienza, perchè replicano in maniera asettica gli schemi comportamentali. Le emozioni, presentando una struttura pertinente, devono esprimere consapevolezza attraverso il concetto di amore. Il pensiero libero evita la violenza, perchè si innesca  all’interno di circuiti aperti, che in quanto tali consentono di non considerare l’altra persona come oggetto.

Riflettere sulla temporalità della vita porta ad affinare le competenze emotive, sognando, leggendo e sperimentando la felicità. La violenza è un atto volontario  che genera dei danni causati dall’isolamento. Quella psicologica  è basata sull’intimidazione e può avere dei risvolti economici e verbali. I termini che feriscono non fanno crescere e sono più dannosi di una fisicità malata, dichiarata dal fatto che il corpo in tutte le sue parti “ricorda” gli oltraggi subiti .

Nell’ affrontare i temi concernenti la violenza di genere sono importantissimi strumenti come ascolto attivo e sorriso perchè l’essere umano è un “animale” sociale, e come tale utilizza differenti modalità comunicative, le quali comprendono empatia e silenzi significanti che vanno soppesati. La  casa è un nido caldo, se non si è in presenza di uomini violenti. Purtroppo, anche il diritto a volte non aiuta l’evoluzione sociale. I mediatori famigliari degli ‘sportelli antiviolenza’, come quello che sarà aperto ad Asti dal prossimo dicembre, devono portare le persone ad entrare in contatto con i propri bisogni. Queste risorse progettuali si radicano in interventi contestualizzati e realizzati in rete con un approccio orientativo e formativo, contrastando e prevenendo così la violenza che nega il potere negoziale.

Niccolò Ghirardi