La mia esperienza giornalistica a “La voce e il tempo”

Nella primavera del 2018, mentre svolgevo un tirocinio ordinario per persone con disabilità, presso la Biblioteca civica di Santena, il suo servizio di Informalavoro si è offerto di procurarmi opportunità per avere esperienze professionali successive. Per questo motivo, in quanto sociologo, ho effettuato delle schedature del progetto Youth Friendly Community per conoscerlo. In conseguenza di ciò, ho frequentato un corso per orientatori di primo livello della durata di 24 ore attraverso cui è emersa la mia inclinazione, per altro già conosciuta, a svolgere esperienze professionali in contesti aziendali di natura intellettuale. Per questo motivo, e per darmi la possibilità di mettere a frutto le mie qualità comunicative, mi è stata offerta l’opportunità di svolgere la mia formazione ‘on the job’ presso questo giornale.

Durante il tirocinio, preceduto da un corso sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ho potuto mettere alla prova le mie capacità nell’elaborare schedature di libri e ho redatto testi di sintesi illustrando le caratteristiche strutturali e contenutistiche di varie pubblicazioni, tra cui i catechismi. Ho appreso a trasformare i comunicati stampa in notizie di dimensioni variabili che hanno riguardato la promozione di eventi, conferenze o materiale audiovisivo a cui i lettori possono essere interessati. Ho avuto anche modo di contribuire a correggere dal punto di vista grammaticale alcune pagine del giornale pronte per la stampa.

Attraverso i contatti con chi si occupa dell’impostazione grafica del giornale, ho colto quali sono le differenze in relazione al ‘disegno’ tra un giornale che si occupa di cronaca, come ad esempio quello che mio padre ha diretto a Chieri, città dove vivo, e un giornale di approfondimento come questo della Diocesi di Torino. Ho avuto la possibilità di imparare a scrivere titoli ed occhielli in riferimento a notizie elaborate da me e da collaboratori esterni. Ho assistito alla predisposizione del menabò da parte dei redattori, scegliendo con loro le foto che dovevano accompagnare gli articoli e prendendo dimestichezza con il lessico tipico della professione giornalistica.

Durante la mia formazione ‘on the job’ ho anche partecipato a sessioni di corsi teorici sull’utilizzo degli apparecchi fotografici e a lezioni sull’importanza della carta stampata nell’epoca dell’informazione digitale. Ho appreso pregi e difetti della distribuzione dei giornali attraverso gli uffici postali. Ho imparato a conoscere l’attività degli uffici stampa.

Durante quest’esperienza ho migliorato il mio stile imparando a controllare l’uso inflazionato degli aggettivi, che ho sempre posseduto. Il mio modo di scrivere è diventato più corretto perché ora riesco ad essere più distaccato e impersonale quando presento i contenuti.

Lo stage mi è servito per conoscere persone nuove che costruiscono la loro identità mediante il loro lavoro. Credo di aver trasmesso ai colleghi parte del mio rigore metodologico quando tento di eseguire al meglio i compiti e le funzioni che mi vengono assegnate. I colleghi hanno dichiarato che hanno appreso da me, ad esempio, ad essere più puntuali nel rispetto degli orari. Dopo questo periodo di lavoro, mi sento notevolmente maturato rispetto alle mie competenze relazionali che utilizzo quotidianamente nei rapporti interpersonali. Sarà questo uno dei tratti caratterizzanti di questa formazione che sto trasferendo nelle mie prossime esperienze professionali.

Niccolò Ghirardi