Il riconoscimento sociale contro le discriminazioni

Mercoledì 11 dicembre, alla Palazzina Einaudi l’antropologo Francesco Remotti ha intrattenuto una conversazione nell’ambito di un ciclo di incontri che ha l’obiettivo di interrogarsi sui contenuti dei sentimenti tipici dei regimi totalitari succedutesi nelle varie epoche storiche. Essi sono razzismo e xenofobia. Remotti ritiene che per assumere piena consapevolezza di questi fenomeni sia importante aprire un confronto dialogico sul termine “riconoscimento” mutuato dalla vita quotidiana, che se correttamente contestualizzato diventa un fenomeno prettamente socio-antropologico, utilizzato anche in letteratura perchè giudicato divino.  Il termine è stato tradotto in differenti lingue europee sottolineandone l’abitudinarietà.

Secondo Platone l’animo umano è un blocco di cera che ospita immagini che sintetizzano visioni inizialmente coincidenti della vita in quanto assumono una forma consistente all’interno di un processo di differenziazione.

Dal punto di vista sociale riconoscersi  significa porsi nella coscienza degli altri in termini reciproci, plasmando la società attraverso il sentimento dell’amore e dello strumentario giuridico che impone di inserire le pratiche in questione all’interno di un vocabolario culturale. Questo deve essere di tipo identitario creando così una sostanza consolidata anche se dinamica che si irradia narrativamente nelle interazioni sociali.  Queste dimostrano tra le altre cose l’imperfezione della somiglianza, in quanto gli uomini sono corpi divisibili che si formano a partire da magmi fluttuanti i quali al contempo li rendono, per così dire, fasci relazionali di tipo componibile attraverso la ricerca di punti di equilibrio .

Niccolò Ghirardi