Il Gruppo Abele com’è oggi

Il gruppo Abele ogni Anno sociale, che copre l’arco temporale intercorrente tra i mesi di novembre e giugno, predispone a beneficio dei suoi volontari un calendario formativo, a cui è significativo attribuire valore perchè affronta tematiche sociali di ampio respiro.

Il primo appuntamento dell’annualità formativa 2019- 2020 si è tenuto martedì 3 dicembre ed è stato gestito dall’educatore dell’area “Vulnerabilità” Mauro Melluso. Gli operatori che prestano servizio presso la Biblioteca- Centro Studi hanno manifestato l’esigenza di allestire una conversazione -esperta per comprendere il completo funzionamento del Gruppo stesso.

Il Gruppo snoda la sua opera all’interno di una progettualità interconnessa che avviene grazie alla circostanza per cui le aree operative comunicano tra loro ospitando sempre nuove proposte concrete. I settori operativi che rappresentano l’attuale assetto organizzativo del gruppo in termini schematici sono  quelli relativi alle attività che riguardano il rapporto mamma – bambino e papà – bambino all’interno di situazioni di genitorialità fragili. Gli operatori si occupano di vittime di tratta a più livelli dirigendo la loro azione anche verso donne che stanno per incorrere in questa situazione. Il gruppo si occupa anche di ammoniti dal questore che assumono questa identità in quanto sono soggetti maltrattanti.

Il gruppo Abele nella sua storia ha elaborato, elabora ed elaborerà un numero sempre maggiore di percorsi che si prefiggono di aiutare le persone bisognose di aiuto perchè incorrono in dipendenze di varia natura. Si occupa anche di ‘unità di strada’ che soccorrono anche l’aiuto di mediatori culturali soggetti stranieri che sopravvivono attraverso l’accattonaggio. E’ fondamentale anche agire all’interno di case protette per rendere  effettivo il concetto di accoglienza. Altro fronte è occuparsi di Hichikomori.

La Comunità mamma- bambino  che il Gruppo Abele aveva aperto a Murisengo è stata chiusa in quanto l’uso di sostanze stupefacenti è profondamente mutato all’interno delle varie epoche storiche e quel contesto terapeutico non è più stato ritenuto rispondente agli attuali specifici bisogni. San Mauro invece rappresenta una situazione rieducativa all’interno della quale la protezione per i minori che subiscono maltrattamenti da parte di un genitore, sia esso padre o madre, avviene nello spazio urbano, inteso come costrutto sociologico. Questa modalità è ritenuta significativa perchè idonea a fare in modo che le persone rileggano criticamente la propria biografia.

I volontari non devono avere lenti specifiche per osservare la realtà in cui operano: devono invece poter diventare “casa“ delle sofferenze con cui entrano in contatto. La loro opera deve essere sempre contestualizzata per poter guidare i soggetti deboli all’interno di percorsi riabilitativi che, per essere efficaci, spesso devono essere eseguiti in spazi per così dire neutri rispetto agli ordinari ambienti di vita. Spesso le strutture in cui agisce il Gruppo sono ospitate in ambienti che hanno finalità differenti dalle sue.

I comportamenti recidivi e recidivanti in relazione alla violenza sulle donne si combattono partendo dai bambini maschi. I soggetti non vanno mai stigmatizzati: infatti se ci si occupa delle vittime non ci si deve occupare dei carnefici e viceversa.

E’ importante che il Gruppo agisca rimanendo al passo con la vita sociale, strutturandosi in modo da anticipare l’emergere di nuove esigenze.

Niccolò Ghirardi