UN ALTRO (D) ANNO

Sabato 13 Aprile ho avuto il piacere di assistere presso la libreria torinese del Gruppo Abele alla presentazione del libro, scritto da Valentina Tomirotti,   Un altro (d)anno . L’autrice, conosciuta on line come Pepitosa, è una donna con disabilità motoria di trentasei anni che nel testo racconta la sua complicata vita a partire dalla nascita. Questa complessità è riassunta nel titolo dal fatto di inserire la lettera d tra parentesi.

Le esperienze narrate concernono la quotidianità di Valentina che ha voluto dare loro forma nella scrittura , selezionando accadimenti che riguardano importanti aree tematiche come  la nascita , l’infanzia, la scuola, la famiglia , le gioie, il sesso , la sessualità e qualche dolore.

L’affresco letterario in questione è l’occasione per inchiodare sulla pagina attraverso la videoscrittura i capitoli salienti di un’avventura affascinante, ma ricca di ostacoli ben più rilevanti che non quelli rappresentati da terreni inagibili per le nostre sedie a rotelle. L’obiettivo di noi persone con disabilità è infatti vivere cercando di rendere stabile un’esistenza intrisa di precarietà strutturali.

Lo scritto di Valentina Tomirotti è positivamente lunatico e ribelle come la sua autrice e in quanto tale va spiegato al pari di quanto va fatto per le ruote della sua carrozzina che nel libro sono dipinte come un parametro fortemente orientativo della sua azione giornaliera.  Quelle ruote sono l’elemento tangibile che metaforizza un desiderio di evasione. Per Valentina la malattia è un modo per calpestare attraverso un lessico differente la fisicità degli spazi che permeano l’ordinarietà.

Il volume – se ne vengono raccolti  i messaggi complessi, sapendo oltrepassare la sua letteralità, leggendolo attraverso la multidimensionalità dei nostri vissuti – diventa un meraviglioso inno alla vita di cui è necessario carpire la luminosità comunicata da sorprese che è entusiasmante inserire nei nostri progetti individuali.

Dobbiamo tutti imparare a conoscere il mondo da prospettive diverse. Per il perseguimento di questo obiettivo la disabilità è una via maestra. La lente di ingrandimento proposta è un metodo perché le persone con disabilità arrivino con i loro tempi ad instaurare legami sentimentali duraturi temporalmente ed arricchenti nel contenuto.

Valentina afferma che il suo personale percorso verso una sessualità matura e consapevole è diventato realtà perché la sua immagine è stata utilizzata all’interno di un servizio fotografico pubblicato da una prestigiosa rivista di moda, in cui ha posato in biancheria intima, scegliendo di lanciare così una provocazione che aprirà nuovi itinerari di analisi della disabilità stessa. Esperienze come questa possono essere determinanti per alcuni individui al fine di attribuire un significato positivo alla percezione della propria fisicità quando essa presenta, per forza di cose, connotati anomali in termini di forma. Questa operazione di consapevolezza si raggiunge solo se non si utilizzano schemi analitici precostituiti.

I puri esteti sono i primi a non utilizzare questa nuova chiave interpretativa e per questo non affrontano correttamente le tematiche che riguardano sessualità e disabilità. Questo fatto è ancora più vero nella società contemporanea, teatro della complessità odierna che porta, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, a leggere la disabilità con gli occhi o di chi ne fa una questione di sentimenti di pena oppure al contrario di eroismo.

Dal mio punto di vista ne consegue che i modelli da cui le persone con disabilità devono trarre ispirazione per lasciare un impronta nella società non devono avere una diretta ed immediata rilevanza mediatica. Questo articolo infatti mi fornisce l’occasione per affermare con forza che il mio modello di persona con disabilità è un uomo come Marco Dolfin, che, prima di diventare famoso campione paralimpico di nuoto, è un chirurgo con disabilità che ha costruito la sua notorietà anche e soprattutto perché ha ricercato con determinazione gli strumenti e il coraggio di tornare in sala operatoria dopo l’incidente che gli ha spezzato la spina dorsale.

Niccolò Ghirardi