L’ARTE DELLO SCRIVERE

Può essere utile dare forma ad una serie di riflessioni aventi ad oggetto le caratteristiche strutturali dell’attività di scrittura, in modo da poterla adattare con cura ai contenuti che con essa si vogliono veicolare. Questo anche in considerazione del fatto che noi italiani come popolo siamo molto  poco  sociologi in quanto non abbiano l’abitudine di riprodurre la complessità della nostra società mettendo ordine all’interno degli “oggetti “ che osserviamo mediante lo strumento della tassionomia.

La classificazione di cui parlo è utile in una prospettiva fazy, in riferimento ai generi letterari che utilizziamo sovente con troppa rigidità, in quanto scrivere vuol dire raccontare le specificità di alcuni gruppi sociali.

Raccontare ad esempio di giovani e dei loro gusti ha delle ripercussioni molto rilevanti sul loro rapporto con gli adulti, ed in specifico con i genitori. Secondo alcuni scrittori nei romanzi l’intento introspettivo si ottiene proponendo trame che non prevedono uno lieto fine. In questo contesto desidero introdurre una constatazione. Determinati romanzieri abbracciano una corrente di pensiero secondo cui la caratterizzazione degli ambienti costituisce un personaggio aggiunto all’economia delle narrazioni. Quanto affermato è ancora più vero se si considerano le storie espedienti utili per esplicitare la portata valoriale di circostanze come la vita e la morte e di sentimenti come l’amicizia e l’amore.

Si attribuisce questo significato ai romanzi se li si pensa focalizzando la loro strutturazione intorno a fatti di cronaca realmente accaduti. Nella prospettiva fin qui descritta si comprende che uno dei metodi più fecondi che lo scrittore può utilizzare per plasmare i suoi personaggi è quello di diventare regista, trasferendo su di loro i propri lati caratteriali che a quel punto gli appaiono all’interno di un processo mentale ed immaginativo quasi automatico. L’identità delle figure che agiscono nei romanzi si determina opzionando con cura i meccanismi narrativi che consentiranno con relativa facilità di assumerne il punto di vista.

Inserire nei racconti numerosi animali, ed i gatti i particolare, può aiutare i personaggi della storia a vedere e conseguentemente vivere il mondo attraversandolo in punta di piedi.

Chi scrive con intenti professionali imposta inoltre la sua attività ipotizzando che i suoi testi possano essere  essere  tradotti in una o più lingue straniere. Questa constatazione rappresenta un tassello del più ampio progetto di pianificazione di ogni prodotto letterario.

L’insieme delle operazioni, che qui tento di descrivere, si origina dalla predisposizione di una scaletta che fornisce alle storie chiari parametri formali e di contenuto. La produzione narrativa in genere è attuata dal romanziere in solitudine, effettuando molti “copia e incolla” sia metaforici che reali. Questa tecnica facilita in termini generali l’auto riflessività e la conseguente autocritica dello scrittore sulla sua opera, implementando implicitamente la sua competenza professionale. Tale abilità serve a far sì che la letteratura, in quanto disciplina che ha finalità accademiche ma non solo, contribuisca a rendere più colto il lettore, favorendo l’autodeterminazione dei suoi progetti di vita.

Niccolò Ghirardi