L’AFFIDO CONDIVISO ED IL DECRETO PILLON

In quanto osservatore della realtà sociale, analizzo i fatti che appaiono davanti ai miei occhi,  attraverso una cassetta degli attrezzi che tenta di tenere insieme tre livelli di analisi, quello macro, quello meso e quello micro. In questa prospettiva metodologica,  ritengo che sia molto importante che i Comuni, per mezzo dell’attività dei loro amministratori, approfondiscano sul territorio tematiche di rilevanza nazionale. E’ quanto è avvenuto recentemente in una serata organizzata a Chieri ,comune in cui risiedo, sul  decreto Pillon in materia di famiglia e di affido condiviso dei minori in caso di separazione coniugale, decreto attualmente in discussione presso le aule parlamentari, che si colloca nell’ambito più generale delle pari opportunità.

Il testo, agli occhi della maggior parte degli studiosi di Scienze Giuridiche, appare essere  fortemente iniquo, in quanto, qualora approvato, si schiererebbe troppo nettamente a favore del genitore più forte in termini economici. Questo fatto cela un invito ideologico di natura implicita a non intraprendere la strada della separazione. Questa sollecitazione è concretizzata dal fatto che la norma presupporrebbe un tentativo di mediazione familiare obbligatoria di natura onerosa. Se questo obbligo si concretizzasse, addirittura sussisterebbe anche al verificarsi di casi di violenza intrafamiliare.

L’impostazione che il testo si propone di sposare, avendo in termini formali una struttura non emendabile e contenuti falsamente egualitari, coinvolgerebbe persino i genitori dei coniugi che vogliono separarsi nel tentativo di mediazione familiare, tra l’altro moltiplicando così i difensori implicati nel procedimento.

Il presupposto da cui parte la legge è quello di una bigenitorialità perfetta. Ciò vuol dire che il genitore che in quel momento dell’anno non si occupa dei figli “ospitandoli” in casa sua non ha alcun diritto di percepire l’assegno di mantenimento. Inoltre, se un minore si rifiutasse  di vedere uno dei due genitori verrebbe immediatamente inserito in una casa-famiglia. Questo senza che gli esperti, ovvero psicologi ed assistenti sociali, abbiano la possibilità di attuare una seria ed approfondita analisi delle ragioni che stanno alla base di tale rifiuto.

Se il decreto Pillon venisse approvato scomparirebbe, una volta entrati nel regime di separazione, la figura del “genitore collocatario”, arrivando a stabilire tempistiche troppo rigide per l’attuazione della responsabilità genitoriale, che pure va gestita controllando i livelli di conflittualità all’interno della coppia.

La legge che intende approvare il centrodestra abolirebbe lo strumento legislativo del decreto ingiuntivo in caso di accordi assunti ma non attuati durante la separazione.

Non è utile modificare la legge del 2006 perché essa è davvero incentrata su un modello di bigenitorialità condivisa anche in caso di separazione. Tale modifica sarebbe altamente dannosa in quanto incarnerebbe una prospettiva fortemente adultocentrica che non considera l’infanzia un momento fondamentale per lo sviluppo psicofisico del minore stesso. Verrebbe così violato quello che i testi legislativi attualmente in vigore definiscono “supremo interesse” di coloro i quali sono poveri da un punto vista pecuniario ed educativo.

Nel caso in cui il decreto Pillon entrasse in vigore inoltre i servizi sociali avrebbero un ruolo solo all’interno delle separazioni giudiziali.

In quanto appassionato di Diritto di famiglia ritengo negativo il decreto nella sua totalità, anche perché non attribuisce valore alla figura del curatore minorile, che è l’avvocato di chi non ha raggiunto i diciotto anni di età.

Avvocati molto preparati come Tina Lagostena Bassi, esperta di questi temi, hanno sempre sostenuto che quando le unioni coniugali terminano è la coppia genitoriale a dividersi ma non i genitori dalla prole. Spero che Annamaria Bernardini De Pace, capofila di un gruppo di legali validissimi a cui certamente non fanno capo idee riferibili al centrosinistra, ma che condividono la linea qui esposta, riesca attraverso il suo operato a orientare il lavoro dell’attuale legislatore sui temi in questione.

Niccolò Ghirardi