LA COSTITUZIONE: MANUALE DI CONVIVENZA CIVILE

Giovedì 14 Febbraio il settimanale “La Voce e il Tempo” edito dall’Arcidiocesi di Torino ha organizzato non a caso, nella sala di Palazzo Carignano, che sarebbe diventata la Camera dei Deputati se fosse stata terminata quando Torino era ancora Capitale d’Italia, un’interessante “interrogazione” avente ad oggetto  la Costituzione.

L’interrogato è stato un illustre giurista, Giovanni Maria Flick. Il ruolo di interroganti è stato assunto da politici, prelati e rappresentanti della Società civile che oltre a tale funzione hanno avuto quella di aprire la serata leggendo i primi dieci articoli del nostro Trattato Costituzionale.

L’intervento, intitolato come l’ultimo libro del relatore, La Costituzione: manuale di convivenza civile, si può suddividere per sommi capi in due segmenti molto ampi. Il primo si è occupato di alcune caratteristiche strutturali, formali e di approccio della collettività alla Carta Fondamentale italiana. Il secondo è entrato nel merito analizzando puntualmente una serie di articoli che riguardano tematiche ritenute dai più rilevanti per l’auspicata evoluzione sociale del Paese.

Il professor Flick ha iniziato il suo intervento illustrando il presupposto secondo cui avere un ruolo attivo all’interno dell’arena politica significa “vivere “ la Costituzione ed essere inseriti come cittadini in percorsi di  approfondimento, con l’obiettivo di giungere ad un’appropriazione consapevole del testo.

I cittadini devono avere coscienza del fatto che la Costituzione è senza dubbio un documento molto semplice dal punto di vista espressivo, anche se i Padri Costituenti l’hanno redatto servendosi di un vocabolario giuridico che deve essere sempre e comunque sottoposto ad un vaglio critico, con l’obiettivo generale di contestualizzare la Carta in termini spaziali e temporali. Tali operazioni di carattere procedurale sono imprescindibili affinchè la Carta Costituzionale diventi l’ingrediente fondamentale del dialogo che deve originare il cambiamento sociale dello Stato. Quest’ultimo si verifica se essa riesce a governare mediante i suoi cardini fondamentali i rapporti tra cittadini ed enti locali. Il territorio infatti deve diventare in questo processo un elemento identitario sulla base della lingua che in esso si parla.

La Costituzione è l’elemento che unifica per mezzo dell’economia e della cultura l’agire organizzato di una pluralità coesa di individui, valorizzando la loro dignità di singoli e di cittadini operanti nella società civile.

I politici possono allora, a buon diritto, essere concettualizzati come figure che realizzano la loro opera all’interno di un tessuto la cui trama è il patrimonio paesaggistico reso vitale dalle categorie temporali di presente e passato, per dare valore al repertorio simbolico di cui gli uomini sono dotati, in quanto entità pensanti. Poter pensare infatti significa diventare attori basilari nel creare l’eredità immateriale a beneficio delle generazioni future.

La nostra Costituzione assume significato ed è attuale se i suoi principi sono resi contenutisticamente rilevanti. Perseguire questo obiettivo significa ottenere che i cittadini rispettino quella che in senso gerarchico è la prima fonte del nostro ordinamento giuridico. Purtroppo oggi la società italiana è contraddistinta da un lento, ma inesorabile riemergere dell’antisemitismo e del razzismo, di cui sono espressione ad esempio l’utilizzo di frasi offensive all’indirizzo di calciatori di colore. Uno sviluppo di questo ragionamento che al professor Flick è parso naturale è rappresentato dalla constatazione secondo cui, in un’ottica analitica, non è corretto porre sullo stesso piano i temi relativi all’immigrazione con quelli che si riferiscono alla sicurezza sociale.

In termini generali gli enti locali devono sempre applicare le leggi dello Stato intraprendendo in parallelo le strade idonee a far sì che gli organismi superiori rilevino eventuali incostituzionalità. Analizzare la Costituzione significa cogliere che tale documento fornisce le linee generali connesse all’operatività della macchina statale, che indubbiamente si lega alla trasmissione di alcuni poteri alle Regioni e alle Città Metropolitane rendendo effettivo il Decentramento Amministrativo, senza però sbilanciarsi verso un modello troppo marcatamente federalista. La ricetta presentata si realizza se i servizi sono offerti alla collettività stabilendo a priori dei “livelli essenziali” radicati in quella che gli economisti denominano “spesa storica”. Un argomento direttamente collegato agli aspetti economici è quello dell’ equità fiscale, segmento problematico  dai numerosi risvolti etici. Questo significa che l’ammontare dei tributi chiesti alla collettività deve essere deliberato con la massima attenzione al criterio della progressività, anche se poi nei fatti le tasse sono pagate in maniera rigorosa soprattutto da chi ha un lavoro dipendente. Un argomento sollevato al proposito è quello dell’attribuzione di sovvenzioni alla Scuola Paritaria da parte dello Stato italiano, tema che tocca la morale religiosa e la dottrina della Chiesa in relazione all’educazione dei giovani e che è un nodo problematico da affrontare in una prospettiva organica di distribuzione delle risorse.

In Italia la Società Civile si regge in parte sulle Associazioni che sono i “teatri” privilegiati in cui i cittadini cercano di far valere i propri diritti non riconosciuti. Ruolo analogo dovrebbero avere i partiti politici.

I partiti nell’ambito della cultura liberale hanno però perso di significato come Istituzioni intermedie in cui produrre il miglioramento sociale, perché spesso troppo legati ad una logica radicale di appartenenza, a scapito di una forte e forse più vincente modalità partecipativa proveniente dal basso.

La dimensione della partecipazione sarà effettiva se gli Enti che interagiscono sul territorio abbandoneranno il criterio del profitto, anche fruendo dell’attività del volontariato che però dovrà subire un’attenta regolamentazione per essere reso più efficace soprattutto nei settori penitenziario e in quelli connessi ai beni culturali e alle politiche migratorie.

Serate come questa rafforzano in me l’idea che l’Educazione civica debba tornare ad essere una disciplina autonoma all’interno del curriculum scolastico, ancorchè insegnata dai docenti di Diritto ed Economia. Su questo aspetto credo che le spinte riformatrici che animano il nostro Parlamento in questi giorni siano positive se vanno contro alle derive populiste in atto.

Niccolò Ghirardi