LA MEMORIA STORICA DELL’OLOCAUSTO E L’IMPORTANZA DEL GIORNALISMO

In occasione della Giornata dalla Memoria che si è celebrata Domenica 27 Gennaio, l’Ateneo di Torino presso

il Campus Luigi Einaudi ha ospitato un incontro rivolto in primo luogo ai giornalisti sull’importanza della

memoria storica inerente all’Olocausto e al conseguente ruolo del giornalismo.

Secondo alcuni studiosi, effettuare un’attenta lettura del giornale appena svegli al mattino, equivale a raccogliersi in preghiera in intimità con il Signore. Questo paragone, che ad alcuni lettori potrà apparire

forzato, ha senza dubbio un rilevante significato didattico, per riflettere su alcune

caratteristiche fondamentali che l’attività giornalistica deve possedere se effettuata correttamente.

I giornalisti devono essere abili nell’adempiere al compito di effettuare un’analisi critica della realtà, essendo “medici” e sentinelle della società che descrivono. Tali ruoli sono stati fondamentali in passato nella trattazione di aspetti specifici dell’Olocausto, come ad esempio le leggi razziali, una vergogna del nostro Paese. L’attuale Governo italiano permette, è stato rilevato, che nazismo e fascismo esistano in forma più o meno esplicita. I giovani che stabiliscono di aderire a quelle ideologie optano per tale scelta a causa di una scarsa conoscenza dei loro contenuti e delle loro basi strutturali fortemente discriminatorie.

L’Università deve e dovrà essere perciò sempre di più un “laboratorio del ricordo”, contrastando l’attuale “emergenza democratica” e definendosi come contesto di confronto valoriale fortemente “plurale”.

Le coscienze critiche si plasmano implementando le politiche educative, con l’obbiettivo di formare la cittadinanza del domani rendendola consapevole del passato e fornendo gli strumenti interpretativi adatti ad affrontare il futuro.

Nel contesto sociale che si sta delineando il giornalismo va valorizzato restituendo prestigio alla categoria. I giornalisti dal canto loro dovranno essere sempre più meticolosi nel fruire con duttilità dei loro arnesi privilegiati che sono le parole, ovvero gli ingredienti fondamentali della narrazione, pur nella indispensabile sinergia con l’immagine.

L’antisemitismo è un fenomeno storico che deve essere approfondito andando a rintracciare le sue caratteristiche fondamentali, ovvero non considerandolo prettamente di natura ebraica. Lo stesso approccio metodologico dovrà essere adottato quindi nei riguardi del fascismo, senza farlo meccanicamente riferire all’attuale ed importante questione migratoria.

E’ molto utile agire sul ricordo dei fatti storici che permeano la società e i cittadini nella loro singolarità attraverso una pluralità di linguaggi che investono una vasta gamma di campi espressivi, quello pittorico, quello letterario, quello musicale e quello cinematografico. In termini sociologici infatti la memoria è una costruzione sociale pluridimensionale che consta di un segmento individuale e di uno collettivo che è importantissimo coltivare in parallelo.

Lo sterminio ebraico si può affrontare in termini universalistici seguendo il metodo approntato da Primo Levi in Se questo è un uomo, che narra una storia che può riguardare ognuno di noi. E’ fondamentale infatti occuparsi di questi temi senza ricorrere ad una sterile retorica celebrativa. I giornalisti e gli storici devono considerare i fatti come il fulcro delle loro indagini in modo da aiutare le nuove generazioni a “non dimenticare”.

I fenomeni razziali dovrebbero oltretutto essere studiati servendosi di testi in lingua originale. E’ anche importantissimo fare memoria di nazismo e fascismo svincolando questa pratica da date precise come quella del 27 gennaio, Giornata della Memoria , permeando invece l’anno intero di iniziative volte a “rammentare” questi tragici eventi.

Spero, come persona e come sociologo di riuscire a mettere a frutto gli spunti emersi in questa occasione formativa per diventare sempre più critico ed analitico nell’esaminare la realtà che mi circonda. Obiettivo dei convegni è sicuramente quello di riflettere e dibattere su dati certi. Credo però che la finalità ancora più rilevante di tali contesti sia quella di offrire delle lenti di ingrandimento  molto attente ad evidenziare percorsi di attualizzazione dei fenomeni sociali, con lo scopo di far emergere il loro intrinseco valore pedagogico.

Niccolò Ghirardi