MARCO DOLFIN CHIRURGO CON DISABILITA’ E FINALISTA PARALIMPICO DI NUOTO

La Settimana internazionale delle persone con disabilità ha visto la Biblioteca civica ‘Enzo Marioni’ di Santena organizzare un insieme composito di incontri per sviscerare in modo analitico il complesso prisma delle varie tipologie di compromissioni fisiche, sensoriali e cognitive. Le iniziative del polo culturale di Santena, Comune che fa parte del Pianalto chierese insieme alle città di Cambiano, Villastellone e Trofarello, si sono aperte con la cena al buio, interessantissima esperienza sul rapporto tra il cibo e la mancanza di mediazione tra la persona e quest’ultimo, a causa del venir meno del senso della vista. Gli alimenti portati alla bocca con le posate senza poterli percepire con gli occhi si avvertono ad esempio come molto ‘pesanti’, comunque diversi da quanto avviene nell’esperienza quotidiana di ognuno di noi.

Le tematiche inerenti all’argomento disabilità hanno percorso un immaginario sentiero che ha toccato l’integrazione di persone con disabilità cognitiva in svariati contesti esperienziali (sul tema la Biblioteca ha allestito una mostra fotografica.) Nell’ambito della serie di incontri è stato affrontato il tema riferito a come coniugare menomazione fisica e inserimento lavorativo. Il quadro delle testimonianze è stato completato venerdì 7 dicembre da quella di Marco Dolfin, giovane chirurgo ortopedico che, ironia della sorte, sette anni fa ha perso l’uso delle gambe a causa di un incidente in moto. Questo accadimento ha rivoluzionato indubbiamente la sua vita senza però impedirgli di perseguire i suoi obbiettivi in ambito professionale, sportivo e famigliare. Il dottor Dolfin nasce in una famiglia appassionata di nuoto. Una volta paralizzato decide di continuare a cimentarsi con questo sport, tanto da qualificarsi per la finale dei cento metri rana alle Paralimpiadi brasiliane di Rio de Janeiro nel 2016 .

L’incidente in moto è avvenuto appena Dolfin è rientrato dal suo viaggio di nozze vissuto con la moglie Samanta Ronco, che lavora come infermiera all’ospedale di Chieri, città in cui io stesso vivo e dove anche la coppia ha deciso di stabilire la sua residenza. La loro famiglia nel 2014 si è arricchita di due gemelli: Mattia e Lorenzo.

La permanenza in ospedale del medico, questa volta suo malgrado in qualità di paziente, lo ha immediatamente portato a riflettere sulle sue capacità motorie residue. La sua riflessione è stata  accompagnata dalla constatazione generale, secondo cui per un chirurgo la sala operatoria ha la stessa importanza che per un bambino ha un ambiente di gioco attrezzato fin da quando nei suoi  primi mesi di vita sperimenta un embrionale grado di autonomia. Il fatto di mettere sulla bilancia questi pesi fa sì che Marco Dolfin oggi effettui la sua attività professionale per mezzo dell’esoscheletro visibile nella foto. Questo attrezzo di lavoro infatti gli consente di accostarsi al tavolo operatorio in posizione eretta e nel contempo di abbandonare la posizione seduta a cui è normalmente costretto, con notevoli benefici per il suo organismo.

E’ molto significativo che Dolfin racconti che i suoi figli giocano con la sua carrozzina, come se fosse diventata quasi parte integrante della sua famiglia, quando lui si sposta a riposare sul divano. Questo aneddoto esprime la spontaneità con cui egli vive la sua menomazione, nonostante le grandi difficoltà fisiche che deve affrontare, e che non sono le uniche. Infatti ci ha raccontato quanta determinazione abbia dovuto usare per far superare ai suoi pazienti il diffuso pregiudizio, magari non espresso ma certamente latente, che la sua disabilità potesse in qualche modo inficiare la buona riuscita dei suoi interventi chirurgici.

Credo che la storia di Marco (mi permetto di chiamarlo così, perché conosco Maria, una delle sue sorelle, dai tempi del liceo) insegni a tutti noi che se le persone si sanno plasmare con autonomia e autopromozione possono comunque rivestire un posto importante nella società.

Io personalmente, che ho problemi di mobilità agli arti inferiori, ritengo il dottor Dolfin sia un modello da imitare. Mi cimento da subito in questa ardua prova. Sarà il tempo a dire con quali risultati.

Niccolò Ghirardi