L’INSERIMENTO E L’INTEGRAZIONE DEI LAVORATORI CON DISABILITA’

Il lavoro ha una rilevanza fondamentale per l’ordinamento giuridico italiano. Infatti  questo è un diritto dovere tutelato dalla nostra Costituzione. Ovviamente il principio sancito è,  e deve essere, esteso alle persone con disabilità. La norma che in specifico si occupa di lavoro e soggetti affetti da problematiche motorie  è la legge 68 del 1999 unitamente alle sue successive modificazioni. Data la sua complessità concettuale e terminologica, la Biblioteca civica “Enzo Marioni” di Santena , in occasione della Settimana delle persone con disabilità, ha dedicato all’approfondimento dell’argomento un incontro che ha visto come relatrice la dottoressa Silvia Musso, responsabile del Centro per l’Impiego di Chieri.

In questo contesto è stato interessante riflettere sull’evoluzione del significato che per la società hanno queste strutture, le quali hanno ereditato le competenze di quegli enti che in origine la legislazione denominava Uffici di collocamento.

La modifica della dicitura non è formale, in quanto reca in sè importantissimi contenuti. Impiego, infatti a differenza di collocamento, è una parola che ha un notevole ventaglio di significati, perché riguarda numerosissimi ambiti del contesto sociale in cui viviamo, in quanto abbraccia l’espressione di sè, che l’uomo può attuare attraverso l’utilizzo di competenze intellettuali o manuali. Ovviamente è auspicabile che i soggetti si sentano arricchiti provando ad esercitare il diritto al lavoro all’interno di un tessuto che nella complessità della sua trama e del suo ordito concepisca l’attività lavorativa come un gioco agito. E’ lavoro sia quello che il cittadino presta in fabbrica come operaio, sia quello che svolge in ufficio assumendo l’identità pragmatica di impiegato.

I Centri per l’impiego, quando nacquero nel dopoguerra, erano gestiti dall’ente locale Provincia, da pochi anni ridefinito Città Metropolitana. Queste strutture oggi ricevono le linee guida per il loro funzionamento dalle Regioni e nello specifico il Centro per l’impiego di Torino, come quelli del resto dell’hinterland, dal novembre scorso viene coordinato dall’agenzia Piemonte Lavoro.

Nel caso degli attori sociali con disabilità, l’occupazione deve essere espressamente “mirata”. Ciò vuol dire che il suo opportuno contesto di azione deve essere valutato elaborando una serie di considerazioni che sintetizzino le menomazioni e quelle che il testo della legge 68 definisce, con un’ espressione interessante, abilità lavorative residue.

La necessaria operazione di sintesi è compiuta da una Commissione medica integrata da operatori che prestano abitualmente la loro opera professionale all’interno dei Servizi Socioassistenziali . Compito di questo organismo è prendere atto della dinamica e della varietà dei contesti esperienziali all’interno dei quali il candidato con disabilità che aspira a lavorare esemplifica la sua vita sociale, indagando  l’ampiezza e la tipologia delle carenze che hanno determinato l’attribuzione del suo grado di invalidità. A partire dagli elementi emersi da questa prima fase, elabora una “diagnosi funzionale “, ovvero il documento all’interno del quale si sottolineano le competenze del futuro lavoratore possiede, nonostante  il persistere delle condizioni che determinano l’ammontare dell’invalidità. Quest’ultima è espressa mediante  l’utilizzo di una percentuale.

La Commissione redige quindi  la “relazione conclusiva “ che è il segmento di materiale che  illustra dettagliatamente gli ambiti lavorativi in cui la persona con disabilità potrà adoperarsi al meglio. Il collocamento mirato avviene pertanto previo lo svolgimento di questa prassi sia in enti pubblici sia in aziende private. La differenza è che i primi  possono  assumere, avendo sottoscritto una  convenzione con la Regione, le persone inserite in una graduatoria la quale dà diritto alla maturazione di un’anzianità attraverso semplici colloqui. La  graduatoria è gestita dal Centro per l’impiego di appartenenza.

Alcuni enti, partendo da questa prima lista utile per la chiamata numerica previa valutazione dei requisiti effettuata dal Centro per l’impiego, attingono i candidati da speciali graduatorie che inglobano oltre all’anzianità di iscrizione altri parametri più specifici, come ad esempio il reddito, e che vengono elaborate quando il soggetto con disabilità richiede di essere inserito attraverso candidatura nominativa. Se il reclutamento avviene attraverso questo metodo si viene assunti sulla base di prove di idoneità.

Le persone con disabilità possono inserirsi nel mondo del lavoro non solo partecipando a concorsi a loro riservati, ma anche utilizzando quelli per normodotati, in quel caso andando ad occupare, qualora vincitori, gli spazi riservati alle categorie protette, prescindendo dall’anzianità di iscrizione al Centro per l’impiego.

Personalmente ritengo che l’intento dell’incontro santenese fosse lodevole perché è importantissimo sensibilizzare la collettività sul fatto che anche le persone con  difficoltà hanno diritto di progredire lavorando. Credo che l’inserimento lavorativo delle categorie protette vada sempre più approfondito dal punto di vista normativo e culturale. Sotto quest’ultimo profilo sarà importante comprendere quali contorni assumerà la nuova figura del ‘disability manager’ che avrà il compito di monitorare il percorso di inserimento lavorativo del soggetto in azienda.

Niccolò Ghirardi