DALLE COSTITUZIONI DEL 1800 ALL’ODIERNA COSTITUZIONE ITALIANA

Martedì 4 dicembre nell’ambito delle iniziative proposte dall’Università delle tre età che situa in suoi incontri nei Comuni di Santena e Cambiano ed in specifico nelle loro Biblioteche civiche ho potuto assistere ad una conferenza che è  parte del ciclo di incontri voluto per celebrare i  settant’ anni della Costituzione italiana.

La conversazione è stata tenuta dalla Dottoressa in Giurisprudenza Marta Piovan che ha proposto un percorso di analisi sull’origine dei moderni ordinamenti giuridici, trattando in particolare le Costituzioni francesi del 1800 e lo Statuto Albertino che vigeva nel regno di Sardegna e quindi anche in Piemonte.

Questo testo aveva  la caratteristica di essere “flessibile” in quanto era modificabile grazie al sopraggiungere   di una legge ordinaria. La carta in esame considerava sovrano il popolo e disciplinava il diritto di voto sulla base di criteri censuari. Prevedeva che i giudici costituissero un potere autonomo dello Stato e fossero nominati dal sovrano stesso. Da ciò si evince però che l’autonomia dei poteri statali era garantita solamente dal punto di vista teorico.

I cittadini erano convinti dell’equità dei tributi perché essi erano prescritti dal monarca sulla base di una delibera dei rami parlamentari. L’assetto istituzionale di quello Statuto configurava quelle che ancora oggi si definiscono Monarchie Costituzionali e prevedeva che la religione di Stato fosse quella cattolica e le altre tollerate. La modernità dello Statuto Albertino inseriva tra i diritti di civiltà quello di proprietà privata.

A marzo del 1948, al termine della Seconda guerra mondiale, vennero convocate le elezioni (referendum) che a giugno di quello stesso anno decretarono che la monarchia dovesse lasciare spazio alla Repubblica. In questo contesto fu nominata l’Assemblea costituente presieduta da Enrico De Nicola (nella foto di copertina).

La nostra Costituzione è rigida in quanto è modificabile unicamente sulla base di un lungo iter legislativo. E’ un documento strutturalmente complesso, composto da 139 articoli che sono suddivisi in due parti. Il testo disciplina infatti, da un lato, i diritti ed i doveri dei cittadini e dall’altro il funzionamento degli organi costituzionali, prescrivendo che la forma di Stato non sia più reversibile onde scongiurare in  termini di principio un ritorno della dittatura.

Il nostro ordinamento giuridico prevede che le Camere riunite in seduta comune presso Palazzo Montecitorio sotto la presidenza del Presidente della Camera nominino il Capo dello Stato che rappresenta l’interezza della nazione, ricoprendo la magistratura più alta. Per questa ragione per la sua nomina sono previste maggioranze speciali e una durata in carica di sette anni, a differenza di quanto concerne il Parlamento che è in carica cinque. In Italia il potere legislativo è prerogativa del Parlamento e vige quello che nel linguaggio giuridico viene denominato bicameralismo perfetto. Questo meccanismo sancisce che le leggi devono essere approvate attraverso lo stesso identico testo da ambedue le Camere. Il potere esecutivo è esercitato dal Governo. Il consiglio dei Ministri ha un presidente scelto dal capo dello stato sulla base dei risultati che ogni cinque anni maturano grazie all’espressione del corpo elettorale a suffragio universale. Il potere giudiziario è amministrato dai giudici sul cui operato vigila il Consiglio superiore della magistratura.

Se davvero vogliamo che il dettato costituzionale segua l’evoluzione sociale sarebbe auspicabile che l’organizzazione dei poteri  rispecchiasse il Cancellierato tedesco che ha un’impronta fortemente nazionalista in termini di ispirazione generale promuovendo in parallelo l’autonomia delle Regioni . Io auspico una riforma della Costituzione in senso presidenzialista. Visto che questo cambiamento tarda ad arrivare affermo che è opportuno interpretare la Costituzione per mezzo di una lettura analogica e quindi conseguentemente estensiva. Solo così si elimineranno le barriere sociali che oggi, a fine 2018, ovvero a settant’anni dalla nascita della Repubblica, permeano ancora l’Italia. Credo che le istituzioni culturali debbano, e dovranno, sempre di più sensibilizzare al proposito i giovani e gli studenti. Credo che l’elaborazione concettuale di una disciplina denominata ‘Cittadinanza e Costituzione’ in vigore nella scuola secondaria di secondo grado e la sua “discussione” all’interno dell’esame di Maturità sia un passo fondamentale in questa direzione.

Niccolò Ghirardi