QUANDO IL PARTNER E’ LA BIBLIOTECA

Venerdì 26 ottobre us memore degli importanti contenuti e nozioni derivanti dall’esperienza che ho vissuto a Santena fino al giugno scorso, ho scelto di partecipare al convegno nazionale dal titolo Quando il partner è la Biblioteca. Questa iniziativa ha le sue radici all’interno dei laboratori bibliosociali promossi dalla rivista Animazione Sociale. I laboratori in questione sono contesti nati per ripensare alla natura odierna del concetto di Biblioteca e a come questo dovrebbe evolvere. Constatare che questo concetto sta subendo un’importante mutazione semantica è un significativo punto di partenza che per essere colto necessita di saperi esperti. In quanto sociologo mi affascinano i confronti che hanno per oggetto la riqualificazione di ambienti fisici. Questa operazione infatti non chiama in causa solo competenze tecniche. Gli ambienti devono essere pianificati da un punto di vista strutturale avendo ben presenti le caratteristiche dei loro fruitori, che a loro volta scelgono dove abitare compiendo una valutazione che coinvolge una pluralità di fattori.

Per queste ragioni la platea del convegno, che si è svolto alla Biblioteca Arpino di Nichelino, era molto variegata. Ha coinvolto bibliotecari ed educatori professionali che costituiscono un importante segmento delle professioni sociali. A volte gli educatori esercitano la loro professionalità all’interno delle scuole essendo coinvolti in progetti che mirano a combattere fenomeni come la dispersione scolastica, lavorando nelle classi sul linguaggio teatrale e predisponendo spettacoli con contenuti dall’alto valore pedagogico. Da questo punto di vista molte delle persone che erano con me, hanno un profilo professionale simile a quello di una collega con cui ho condiviso la mia esperienza santenese.

I progetti che riguardano le biblioteche devono pensarle, il termine non è casuale, come “abitate da cittadini” che, se si sentono accolti al loro interno, impareranno a viverle, in una prospettiva laica come templi dove coesistono momenti di socialità e di silenzio. Le istituzioni culturali diventano esperienze vive sulla base di specifici processi di attivazione radicati nella comunicazione tra persone. La lettura allora diventa solo una delle dimensioni che trovano risposta in Biblioteca.

Quella bibliotecaria deve essere un’Istituzione democraticamente aperta a tutti i soggetti che vogliano entrarvi come protagonisti di specifici laboratori suddivisi per fasce d’età. L’ambito culturale dovrebbe, e dovrà sempre di più, abolire per esempio il concetto di “cittadino speciale“, predisponendo un’offerta formativa di carattere ricreativo adatta anche  ai senza tetto.

Per realizzare questi obbiettivi sarà importante che vengano incrementati progetti come Nati per leggere che valorizza il significato che i testi hanno per i nascituri, se letti dalle mamme durante la gestazione. Questa progettualità implica ad esempio una comunicazione serrata tra operatori culturali, medici, pediatri ed ostetriche .

Ho trovato molto interessante l’illustrazione del concetto di “Biblioteca diffusa” esplicitato attraverso l’esperienza in atto a Trieste, che ritiene che sia importante allestire punti lettura in piscine e ristoranti. Infatti i libri devono essere oggetti portatori di piacere, trasformandosi da “contenitori vuoti” ad animati quando il cittadino ne parla, rendendoli così mediatori culturali.

La “Biblioteca diffusa” è un progetto che attecchisce se le persone gestiscono in autonomia le operazioni di catalogazione diventando per un momento bibliotecari a loro volta. Credo che il convegno abbia offerto interessantissimi spunti per far sì che i cittadini si sentano in biblioteca come fossero a casa loro.  L’istituzione, che ha il fine di concretizzare il prestito dei libri intesi come contenuto immateriale dell’interazione tra persone all’interno di piattaforme, risponderà alle aspettative dei singoli strutturandosi sempre più a partire dai loro sogni piuttosto che dai loro bisogni. Nella mia carriera di ricercatore spero di potermi rendere utile occupandomi di questi temi.

Niccolò Ghirardi