LA DISABILITA’ COME RISORSA PER IL MONDO DEL LAVORO

”SCENARI POSSIBILI PER IL LAVORO DEI GIOVANI” .

Torino, Martedì 23 Ottobre 2018

A CURA DI NICCOLO’ GHIRARDI (Ricercatore)

La mia scelta di diventare sociologo ha radici lontane. Questo perché ho desiderato immediatamente che il

mio percorso di studi all’interno della scuola secondaria di secondo grado assumesse una curvatura umanistica. Ho scelto infatti di frequentare nell’ambito dell’istruzione non statale l’allora Liceo della Comunicazione oggi Liceo delle Scienze Umane.

Ho concepito l’Università, seguendo il pensiero filosofico di Wittgenstein, come ”forma di vita” dotata di proprie regole istitutive.

Una volta laureato ho provveduto, anche se con non poca fatica emotiva, ad  incanalarmi nel percorso che mi ha permesso, al termine del suo complesso iter,  di riconoscermi come ”categoria protetta”. Il fatto di essere neofita in questo campo non mi ha consentito  di concettualizzare e di socializzare, all’interno degli ambiti di vita che ho frequentato , l’eventuale opportunità di iniziare questo percorso  ancora all’interno del liceo .Non ho mai pensato, e non penso, che  l’essere una  ”categoria protetta” sia un motivo per entrare in una logica assistenziale.

Al contrario ritengo che il vivere con un quadro motorio, che rende complesso ma assolutamente non impossibile l’esprimersi all’interno  di uno speciale lessico, debba essere interpretato come stimolo per vivere con energia e tenacia le situazioni che la vita mi offre. Infatti la difficoltà motoria mi ha spinto a potenziare le mie abilità cognitive, portandomi a comprendere che è importante affiancare all’attività delle Istituzioni che hanno il compito di aiutare le persone a cercare lavoro  proprie iniziative personali. A mio parere è importante approcciarsi al mondo del lavoro concependolo come una “grammatica” ricca di sfaccettature da esplorare con gradualità,  avendo per quanto possibile una visione di insieme dei contesti in cui si entra con l’obiettivo di fornire il proprio contributo.

Penso che il lavorare corrisponda ad un’arte da apprendere; per questo motivo  è importante valutare le caratteristiche essenziali del proprio profilo professionale. Quello del sociologo consente di lavorare in svariati campi. Quello della ricerca declinato o all’interno di centri studi o del mondo accademico è senza dubbio il migliore.

Nonostante questa convinzione di fondo ho riflettuto sul fatto che fosse opportuno iniziare a fare luce sulle mie abilità lavorative all’interno di strutture di ampie dimensioni, anche di carattere produttivo. Alcune situazioni in cui ho lavorato mi hanno da subito messo metaforicamente in contatto con le difficoltà più direttamente derivanti dalla mia disabilità, difficoltà che riguardano la mia poca padronanza dello spazio che ha le sue radici nel fatto che deambulo con l’aiuto di bastoni. Questo fatto limita la mobilità all’interno di alcuni ambienti fisici e si ripercuote sulla limpida e rapida esecuzione di attività che implicano ad esempio la compilazione di tabelle o la lettura di grafici.

Nonostante questa modalità interpretativa  anche le esperienze che mi hanno assai impegnato in tal senso sono state profondamente arricchenti e fonte di relazioni umane ed amicizie che hanno ed avranno per me una valenza  fondamentale.  L’ultima “situazione” in cui mi sono speso, quella della Biblioteca di Santena, è stata per me basilare, in quanto mi ha consentito di vivere un tirocinio a trecentosessanta gradi. Qui mi sono adoperato  all’interno di un gruppo di lavoro che mi ha stimolato moltissimo. Ho imparato a seguire varie attività, come ad esempio  lo studio della storia locale di Santena rappresentando, in questi gruppi  il personale bibliotecario in completa autonomia, dal momento che i colleghi, vista la mia presenza, sono stati destinati ad altri compiti.

Svolgendo questi incarichi ho imparato a modificare in maniera notevole alcuni tratti della mia personalità, diventando sempre più flessibile. Con il tempo ho appreso che le Istituzioni culturali sono “piazze coperte “ dove si può agire proficuamente senza essere  costretti a fornire risultati immediati, valorizzando così la dimensione comunicativa che è l’essenza dello scambio di idee.

Il percorso compiuto in  Biblioteca mi ha fatto crescere moltissimo come persona, invogliandomi sempre di più a rielaborare gli stimoli che  con maturità riuscirò gradualmente a cogliere, con l’obiettivo di impiegare la mia professionalità in contesti che invece di offrimi opportunità di stage mi offrano reali sbocchi occupazionali . Penso di meritare di poter pianificare il mio futuro a partire da una maggiore stabilità economica. Quest’ultima comincia ad essere per me un criterio importante. Tuttavia il non immediato raggiungimento di questo scopo non mi impedirà di affrontare le nuove sfide professionali che la vita mi proporrà con un entusiasmo sempre nuovo.

Ogni persona incontrata mi ha spinto sempre di più a credere in me e ciò è importante per una mia crescita. Sono favorevole ad una riforma dei Centri per l’impiego che li renda più attenti ad abbinare domanda ed offerta per tutti i cittadini e in particolare per noi disabili. Credo che andrebbero potenziati i mezzi di chiamata diretta in modo da snellire con maggiore rapidità le graduatorie, oggi a mio avviso troppo basate sul criterio dell’anzianità di iscrizione per assolvere all’obbligo di assumere “categorie protette”. Il fatto che oggi questo procedimento sia gestito con la regia dell’agenzia Piemonte Lavoro, rappresenta un buon punto di partenza per lo snellimento delle procedure. Oggi infatti, pur essendo iscritti ad esempio al Centro per l’Impiego di Torino, ci si può candidare ad offerte di lavoro che riguardano enti pubblici della provincia intera.

Pur dovendo agire in questo contesto influenzato da alcuni fattori che a volte lo rendono difficile da avvicinare,  affermo che sono fierissimo del mio percorso lavorativo e ho sempre più voglia di migliorarmi. Spero di riuscire a farmi conoscere per ciò che valgo, dando sempre più corpo alle mie innumerevoli idee.